Nihil credo

Non si vive neanche una volta, semplicemente noi non siamo al mondo, come scrive Rimbaud, siamo persi nel fatuo ideale di riempire la vita di significati, annotare date sul calendario, segnare appuntamenti per il patibolo della nostra coscienza. Ma quella è già marcita dentro il giaculatorio cazzario dei giorni tutti uguali. Ed è sempre domenica, una domenica delle salme, dei salamelecchi, di sentimenti in salamoia. Meglio il moscerino che si inebria sulla borragine del pisciatoio, e che un raggio dissolve, almeno vive in quell’attimo di gloria, non sta lì tutto il giorno ad abbellire la prigione del tempo. Fra quelle levigate sbarre c’è tanto da raccontare, beato spirito della conversazione immolato in delirio, c’è tanto da inventare, ne abbiamo fatto un altrove in cui defecare le nostre carabattole morali. Ma l’unico luogo veramente umano è la menzogna, accettassimo almeno l’horror vacui di schifare noi stessi, eppure no nemmeno quello.  Ognuno alimenta la psicosi di sentirsi qualcuno, si strugge nell’ansia di essere considerato qualcuno, nessuno è già nessuno.

All’amica che dorme

Che diremo stanotte all’amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce. Guarderemo l’amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell’antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo. Il remoto silenzio
soffrirà come un’anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.
Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,
che verrà d’improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio. L’inutile luce
svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
taceranno. E le cose parleranno sommesso.

Cesare Pavese, All’amico che dorme

 

Risposta a questa poesia inviatami dall’amica ormai lontana:

Mi hai fatto male due volte, ormai è la prassi di due mali si prendono entrambi…

(“Gli istanti taceranno. E le cose parleranno sommesso”)

e che posso dire io stamattina all’amica che dorme? che stanotte non ho dormito affatto, che alla fine mi sono abbattuto nel letto come un animale stremato da pensieri predatori, che stamattina sto leggendo uno stupidissimo articolo di Maria Laura Rodotà sull'”amicizia svuotata di facebook”, che io me l’ero scordato che nella vita esiste anche la poesia, che è la cosa più crudele che c’è, perchè ci ricorda quanto poco vivi siamo, che le “anime affini ” non sono scomparse dal nostro tempo dei network, che ho fatto una doccia e uno shampoo e mi sono fermato sulla porta della mia camera con la camicia bagnata, e che adesso mi pettinerò e mi vestirò, e mi perderò nella folla di un mercato ciao, ma tu dormi invece, non provare ad aspettarmi, e non stare in pena per me, prometto di non prendere poesie dagli sconosciuti per oggi, e tu invece quando ti sveglierai alza un braccio nell’aria, ne raccoglierai un bacio, che te l’ho mandato io appena uscito di casa, che l’ho lanciato con tutta la forza che avevo in corpo, cercando di scordare quanto volgare, cialtrona e furfante è la vita…

I nodi di Hartmann e i gatti

Che cosa sono i nodi di Hartmann? Alcuni anni fa conobbi a Napoli un americano, di origini greche, un suonatore di strada (per lo specifico suonava la chitarra a 12 corde)  che si chiamava Jimmy Cherpes, ma si faceva chiamare Detroit Jimmy, e lui sosteneva di non dormire bene, in particolar modo, stava su un soppalco, se non avesse orientato la posizione del letto secondo lo stesso verso di quella  degli altri abitatori della casa.

Questo fatto all’epoca mi fece riflettere e fu così che scoprii i nodi di Hartmann  e la loro relazione coi gatti.

La rete  di Hartmann, secondo la Geobiologia,  è una rete geomantica  che irradia tutta la terra. Nel 1950 Ernst Hartmann, medico dell’università di Heildelberg, e suo fratello, realizzarono uno studio sull’impatto del posizionamento dei letti sulla salute.

Altri lavori seguiranno, come quello del fisico Wüst  che ipotizzerà la relazione tra il posizionamento dei letti dei malati gravi e la presenza di un presunto irradiamento tellurico importante. Williams e Lorenz studiarono gli effetti delle faglie geologiche ed il dottor Beck  discusse l’ipotetica relazione tra il presunto irradiamento tellurico e le malattie cardiache. L’ingegnere J.W.F Staengle  studiò le case sospettate di causare malattie oncologiche ed ipotizzò un presunto irradiamento tellurico che a suo dire sarebbe causato dai corsi d’acqua.

A partire dagli anni Ottanta vennero pubblicate diverse opere sulla geobiologia ed il presunto impatto dei fenomeni da essa descritti sulla salute. Tali pubblicazioni non furono però mai pubblicate su riviste scientifiche mediche.

Riporto un caso da un forum di un  sito di medicina:

Da non molto tempo ho scoperto l’importanza che ricopre la posizione del letto in cui dormiamo. Per questo devo ringraziare la testimonianza di una persona di mia conoscenza. Dalla posizione del letto  dipendere la qualità del nostro sonno,

Qualche tempo fa mi capitò di soffrire di un forte dolore alla schiena che si manifestava principalmente la mattina. Spesso era accompagnato da mal di testa o da un senso di spossatezza che mi assaliva non appena mi alzavo dal letto.

Stavo attraversando un periodo piuttosto difficile della mia vita. Avevo deciso di riordinare un po la mia casa convinto che questo mi avrebbe aiutato a stare meglio. Per puro caso decisi di cambiare la disposizione dei mobili della mia camera.

Il letto, in particolare, subì uno spostamento notevole da una parte all’altra della stanza. Lo girai di 90 gradi,  allineandolo con l’asse nord-sud.

La mattina dopo mi alzai in perfetta forma, senza alcun dolore. Dopo mesi di inspiegabili malesseri  mattutini tutto sembrava tornato normale. Una fortuita coincidenza oppure c’era qualche spiegazione fisica?

Mi venne spontaneo chiedermi se ci fosse una connessione con la posizione del letto.

In poche parole la terra è attraversata verticalmente ed orizzontalmente da una serie di linee elettromagnetiche. Queste formano come una una sorta di rete con quadrati di circa 200 cm per lato.

I punti dove le linee verticali e quelle orizzontali si intersecano, chiamati nodi, emanano un’intensa attività radiante.  Spesso questa risulta dannosa per la salute durante il sonno.

Il mio letto, com’è evidente, si trovava proprio su uno di questi nodi.

Il nostro sistema nervoso, in questi casi, di solito si attiva subito per mantenere un equilibrio psicofisico. Se però si passa molto tempo su questi forti campi magnetici, possono insorgere dei problemi seri, delle vere e proprie malattie

In tutto questo i gatti che c’entrani? Direte voi.

Se abitate in campagna, osservate l’ambiente circostante, gli animali e le piante. Alcuni animali sono attratti dalle onde nocive, altri fuggono.

Per esempio, i gatti ricercano i punti dove l’irraggiamento del suolo è intenso e non unicamente i posti confortevoli. Le formiche, soprattutto quelle nere, sono attratte dalle zone geopatogene. Spesso si possono osservare grossi formicai sui nodi della “rete H”. Le termiti si riproducono abbondantemente sui nodi geopatogeni se nel sottosuolo si trova una falda freatica o un corso d’acqua che rendono il nodo ancora più nocivo. Le api, se poste su di un nodo della “rete H” hanno un’attività frenetica e producono una quantità tripla di miele.

Al contrario i cani fuggono dalle zone geopatogene. Conigli, galline, cavalli, mucche, ecc…, in cattività su zone geopatogene, subiscono effetti negativi. Si pensa che numerosi animali che risentono negativamente le onde nocive avvertano l’avvicinarsi di un sisma perchè, secondo l’intensità del sisma in preparazione, le maglie della “rete H” si allargano in un arco di tempo che va da qualche ora ad una settimana.

Gli alberi, in un luogo perturbato crescono male. Sul tronco appaiono rigonfiamenti, proliferazioni di muschi (nelle zone sane il muschio si sviluppa solo sulla parte del tronco esposto a Nord), il tronco è cavo, sdoppiato, i rami sono contorti. La maggior parte delle piante ingialliscono e perdono il loro vigore; ma le resinose, l’ortica, la dieffenbachia e altre, crescono bene anche nei luoghi dove l’irraggiamento tellurico è intenso.

Crepe nei muri che partono dal basso, macchie di umidità a forma di campana provenienti dal basso e che si verificano dopo piogge e temporali, “pastiglie” nerastre sulle pareti ( le macchie d’umidità provenienti sia da un fenomeno di condensazione sia da una cattiva impermeabilità del muro sono continue e più estese in superficie ), odore di muffa, indicano la presenza di corsi d’acqua sotterranei, falde freatiche o faglie.

Mantica dei desideri

Se la fame è un istinto primordiale, la cucina dovrebbe essere una specie di mantica dei nostri bisogni corporei. Io a volte, ad esempio, ho voglia di prendere un bel pomodoro, di tagliarlo a metà e imbottirlo con pane grattugiato (meglio la mollica però) e scamorca,  bagnarlo con olio doliva e una manciata di origano sopra,  di farlo stare dieci minuti a forno, e cacciarlo e mangiarmelo così, sotto il sole, con mezzo bicchiere di vino rosso. Questo mi dice il mio istinto famelico.

El pierro del mar

Conversazione tra me e Isabella Messina:

Isabella: “Straccia, ce l’hai ancora il cane? Io ho deciso che d’ora in poi non mi fiderò più di chi non ha un cane, ma di più, non mi fiderò più di chi cane non è. Ho deciso che la ragionerò come le vecchie zitellone torinesi, che amano più i cani degli umani: hanno ragione…”.

Io: “Non c’è l’ho più, ma da quando è morto mi sento io sempre più come un cane”.

Isabella:”pure io…. che nostalgia…”.

Isabella ride, d’un tratto si trasforma nella bambina Mary, accucciata in un angolo della stanza e la vecchia zitellona torinese che balla una mazurka col suo cane intorno al tavolo del salotto. In uno di questi salotti il signor Nietzsche si presentò  nudo davanti alla famiglia riunita, per stramazzare poi abbracciato a un cavallo. Stesso luogo, tempi diversi. Il sogno erige muri indistruttibili,  come la fiducia del cane. Ben presto si comincia ad attribuire a tutto il resto della propria vita, a tutto quanto non è vissuto attraverso gli occhi della piccola Mary, che  a cavalcioni del padre sale verso la montagna, insieme al grosso pastore tedesco, una consistenza di poco superiore  a quella delle immagini ipnagogiche che balenano dietro le palpebre, quando, esausti, si comincia a sprofondare nel sonno, e diventano un  cane che  correre lungo la spiaggia. Ma questo Isabella non lo sa

L’uomo che doveva nascondersi ogni giorno alla stessa ora per evitare la visita di un postulante

L’uomo che doveva nascondersi ogni giorno per evitare la visita di un postulante viveva su una mansarda, mentre l’amico postulante viveva su una collina a pochi chilometri da casa sua, l’uomo dalla mansarda vedeva le macchine sulla strada di casa sua a qualche centinaio di metri, in un punto in cui la strada si stringe in mezzo a due case. L’uomo che doveva nascondersi ogni giorno alla stessa ora aveva capito che da soli si sta meglio, e che l’amico, bene o male veniva sempre alla stessa ora, più o meno le 2, 2 e mezza del  pomeriggio, e che prima di arrivare gli faceva una telefonata da casa, nel giro di 10 minuti o un quarto d’ora l’amico si  sarebbe trovato davanti al portone di casa sua pronto a far squillare il campanello. L’uomo che doveva nascondersi ogni giorno alla stessa ora  doveva escogitare mille modi diversi per passare quell’oretta, andando in giro, andando in un bar a prendere u caffè o altro. L’uomo che doveva nascondersi ogni giorno sempre alla stessa ora doveva infilarsi i pantaloni e inforcare o una bicicletta o prendere addirittura l’automobile o il tram e dileguarsi alla svelta. Quell’ora poi doveva essere impegnata. Avrebbe dovuto trovarsi una donna, sarebbe stata la soluzione migliore. L’uomo che doveva nascondersi ogni giorno alla stessa ora era un uomo molto triste, perchè era povero ma allo stesso tempo ricco, altrimenti l’amico postulante non l’avrebbe cercato (diciamo che sapeva da dove far uscire il denaro), perchè era malato ma allo stesso tempo sano, giovane ma allo stesso tempo sulla china della vecchiaia. Ma nonstante gli andasse tutto male e il mondo sembrasse andare a catafascio lui era felice della propria solitudine e lo manifestava ridendo, provocando così  l’invidia velenosa dell’amico che diventava sempre più insistente e petulante. Temeva di compromettere la propria felicità a causa della vista della presenza dell’amico. Come avrebbe fatto a sopportare tanta solitudine? L’uomo che doveva nascondersi ogni giorno alla stessa ora col tempo divenne L’uomo che attende in macchina nel parcheggio del centro commerciale, per diventare poi definitivamente L’uomo che parla da solo, ma questa è un’altra storia. Poi un giorno non venne.